VIGILI DEL FUOCO DI VERBANIA SENZA BOMBOLE

VERBANIA -06.01.2015 - DA "La Stampa" di Renato Balducci - Il Vco, terra di fiumi e laghi, deve dipendere dai sommozzatori di Torino e Milano per interventi di recupero di persone annegate. Lo conferma l’ultima tragedia avvenuta mercoledì agli orridi di Premia. Qui solo l’intraprendenza degli uomini del Soccorso alpino ha permesso di riportare a riva il corpo senza vita di Dario Mottuzzi, il giovane di 22 anni scivolato dalle rocce nel fiume Toce. L’elicottero che doveva condurre i sommozzatori dei vigili del fuoco da Torino a Premia è stato bloccato dalla nebbia e così anche quello di Linate; per raggiungere l’Ossola i sub avrebbero dovuto mettersi in auto e viaggiare due-tre ore. «La squadra che ha operato a Premia è nata proprio per queste situazioni di emergenza» spiega Matteo Gasparini, responsabile della Decima delegazione Valdossola dal soccorso alpino.

«L’Ossola - aggiunge - è rinomata a livello mondiale per il canyoning. Il percorso di preparazione del team si è concluso da poco e oggi possiamo contare su una quindicina di esperti. Lo scorso anno, siamo stati primi in Italia a dotarci di una speciale barella, donata dal Lions club». Il corpo del turista milanese è stato per fortuna «agganciato» nonostante l’acqua fosse profonda undici metri. «La squadra opera a galla, non ha bombole per immergersi non essendo compito del soccorso alpino l’intervento in profondità» spiega Gasparini, che ricorda come in passato si ricorresse all’aiuto degli speleo-sub volontari della Valsesia. I vigili del fuoco di Verbania hanno una squadra di soccorso acquatico: «Con i nostri mezzi possiamo intervenire in situazioni dove il fondale non è molto profondo - spiega Francesco Scarito del comando di Verbania -. Abbiamo una squadra fluviale e una composta da soccorritori acquatici per interventi sui laghi, ma non siamo dotati di bombole. I nostri sub sono a Torino». C’è l’associazione sub Verbania che potrebbe intervenire con maggior rapidità; dice il presidente Dario Occhetti: «Siamo sempre a disposizione per i recuperi. Abbiamo gente abilitata per questo tipo di interventi, molti di noi sono in possesso di un brevetto di protezione civile e alcuni sono attrezzati per il soccorso fluviale. Ricordo che siamo nati nel 1964 proprio per i recuperi, perché prima si chiamavano gli svizzeri. Oltre tutto siamo del posto e conosciamo i fondali. Vedo però che si è molto restii a farci intervenire».

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