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DISAGI E INQUINAMENTO ALL'AVVIO DEL CANTIERE LAVENESE DI ALP TRANSIT

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LAVENO MOMBELLO – 24.06.2017 - Con l’apertura del cantiere ferroviario di AlpTransit, che interessa in questi giorni la galleria sotto il Sasso del Ferro, arrivano i primi disagi e le prime proteste dei residenti, circa dieci famiglie che vivono in case a ridosso del tunnel. La protesta è legata al posizionamento, a lato di via Ronco Santa Maria, di un potente gruppo elettrogeno che serve a illuminare il cantiere interno alla galleria oltre che all’impiego delle attrezzature elettriche. Si tratta di un motore diesel collegato a un generatore che fornisce mediamente circa 60 kilowatt. Benché sia silenziato, provoca un rumore che, soprattutto di notte, infastidisce non poco gli abitanti della zona, che con questo caldo lasciano le finestre aperte in cerca di refrigerio. Non solo: i gas di scarico penetrano in una abitazione che si trova proprio a lato del generatore, sulla stessa via. Inutili si sono rivelate finora le proteste della famiglia Loddo, che da anni segnala anche la presenza di una vegetazione infestante a lato delle gallerie, che ora è in parte stata tagliata per far posto al generatore. Ora i residenti sperano che anche il resto di piante e arbusti possa fare la stessa fine, ridando “luce” alla palazzina.

I residenti sottolineano che al lato opposto della galleria, nel territorio di Castelveccana, all’imbocco del tunnel, realizzato nel 1882, non solo vi sarebbe stato uno spazio più adeguato per un simile apparecchio che non avrebbe così infastidito nessuno, visto che non vi sono case vicine. Gli abitanti lamentano inoltre come, a tratti, dalla galleria escano nuvole di polvere che si va a posare su finestre e balconi, oltre che sui panni stesi. Polvere legata alla movimentazione e asportazione della massicciata ferroviaria; il pietrisco viene trasportato con un mezzo gommato all’esterno della galleria verso la stazione di Laveno al fine di consentire i lavori di sagomatura della galleria, che deve essere abbassata di circa 40-60 centimetri per consentire il trasporto ferroviario dei tir. Da qui la richiesta di bagnare la massicciata prima di effettuare tale operazione. E preoccupa non poco poi gli abitanti, ma anche i sindaci di Laveno e di Castelveccana, l’intenzione da parte dei responsabili dei cantieri ferroviari di utilizzare la dinamite, si è detto 8.000 Kg sul versante di Laveno e 2.000 Kg sul versante di Castelveccana. Esplosivo che si dice indispensabile per l'effettuazione dei lavori di risagomatura della galleria. In questo senso i due sindaci Ercole Ielmini e Ruggero Ranzani, in qualità di autorità di Pubblica Sicurezza competente per territorio, hanno immediatamente inviato alla società incaricata dei lavori, una nota in cui si avverte che: “il terreno sovrastante la galleria è soggetto a vincolo idrogeologico e soggetto a fenomeni di disseto “gravitativo” che determina il rotolamento a valle e verso il lago di ciotoli e blocchi lapidei che possono interessare anche le sedi stradali”, ed anche abitazioni. Da un lato verso Castelveccana molte sono le frane che hanno ostruito negli anni passati la stessa Sp69 (un tempo la SS 394 del Verbano) che ha registrato per questo lunghe interruzioni, cosi come la stessa linea ferroviaria della Bellinzona – Laveno. Lo stesso è avvenuto anche per il fronte di Laveno e per la 394 Dir. Come dimenticare che il 7 giugno del 1998, quando un grande masso pericolosamente in bilico, segnalato dalla Protezione civile di Laveno, aveva tenuto in apprensione gli abitanti di via Varese e fatto ridurre la velocità dei convogli ferroviari, con andatura a “passo d’uomo” per oltre un mese, visto che il masso risentiva delle vibrazioni provocate dai convogli ferroviari in transito nella sottostante linea internazionale Bellinzona – Gallarate?

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